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Recensione di Piera Rossotti Pogliano Il settimo giorno è quello del riposo, della contemplazione dell'opera compiuta, della salvezza "necessaria" che giungerà alla fine del tempo. Il cammino di noi uomini verso il settimo giorno che Fra' Matteo evoca nelle sue poesie, si svolge tra lampi di luce e picchi di sofferenza e di buio, smarrimenti nel deserto della vita e "sbadigli del cuore". Siamo "piccoli, infelici, testardi", colmi di amarezza, vittime o carnefici, prigionieri e al tempo stesso artefici di un mondo che divora se stesso e non se ne dispiace... Immersi nelle tenebre e nel tempo, cerchiamo con angoscia la luce, incapaci di lasciar sbocciare il germe divino che abita dentro di noi. E "lassù" che accade, mentre noi quaggiù ci arrabattiamo nell'amarezza e nel dolore, ci calpestiamo l'un l'altro, coltiviamo troppo il nostro "io"? Da lassù, Dio ci guarda "intenerito", con le braccia sempre aperte per accoglierci. Ma non fa nulla. Ci offre l'Amore, non ce lo porge. Attende. Perché l'uomo è figlio e non schiavo, e dev'essere lui a scegliere il percorso della fede, a decidere di urlare a voce piena il suo "credo", a rinnovare il suo cuore. Ma quanti ostacoli sulla strada verso la redenzione, quanto grande il rischio di rassegnarsi al male, di cedere allo sconforto della morte...
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