BELLO E IMPOSSIBILE
di
Carlo Battaglini
"Emma era sempre stata una ragazza piuttosto distratta, ma non avrebbe mai creduto di riuscire
a perdere l’amore della sua vita tre giorni dopo averlo trovato. Nemmeno con gli occhiali da sole
le andava così male: gli unici che funzionavano davvero bene erano i Persol, ma nonostante quello
sciagurato nome le duravano sempre almeno qualche mese."
Con Lui non era andata così bene, e la canzone che ora usciva dalla radio non faceva
che amplificare la rabbia di Emma: “Bello, bello e impossibile, con gli occhi neri e il suo sapor
mediorientale…”. Una vera presa per il culo.
Emma si tappò le orecchie e maledisse se stessa per aver dato retta a Lucia.
“Non vorrai telefonargli, vero…?” aveva detto quando Emma le aveva chiesto il telefonino,
visto che aveva dimenticato il suo chissà dove. “Lascia che sia Lui a telefonare, pensa alla tua
dignità…!”
Accidenti a lei. E anche alla dignità.
Emma aveva guardato prima Lucia e poi la banconota sulla quale Lui aveva segnato il suo numero
di cellulare. Nessun nome. Solo dieci cifre che, ovviamente, adesso lei non ricordava, ma questo non
sarebbe stato un gran male se avesse rammentato dove fosse andata a finire quella dannata banconota,
che per evitare discussioni con l’amica aveva ficcato nel taschino dei jeans che, due giorni dopo,
erano finiti in lavatrice, accidenti a lei. E anche alla lavatrice.
Quando Emma rivoltò la tasca e non trovò il denaro cominciò a riflettere che, forse, non l’aveva
disintegrato, ma solo messo da qualche parte, ma osservando l’oblò della lavatrice che la
occhieggiava beffardo, si rese conto che sarebbe stato più facile trovare la pentola d’oro
alle radici dell’arcobaleno piuttosto che rintracciare quel dannato numero.
Accidenti a lei. E anche all’arcobaleno.
Se è vero che si vive solo da giovani, e che dopo la vita non è altro che un lungo ricordo,
Emma avrebbe pensato a Lui per il resto dei suoi giorni, e a poco serviva dirsi che se non si
hanno rimpianti non si può dire di aver veramente vissuto.
La voce della Nannini, alla radio, era implacabile:
“…bello e impossibile, con gli occhi grandi e la tua bocca da baciare…”
Emma pigiò le orecchie fino a sfondarsi il cranio, ma non riuscì a cancellare le ultime parole
della canzone:”…forte, forte forte ti vorrei!”
Spense l’apparecchio con rabbia e uscì sperando di non pensare a nulla. Non ci riuscì.
Bello. Quando si erano sfiorati era scoccata la scintilla, ne era certa.
Portava pure i Persol, e se questo non era un segno del destino… Bello… con gli occhi neri e
la sua bocca da baciare… Un’opera d’arte, una canzone da hit parade… Bello… e impossibile,
accidenti a lei, e anche a Lui che non telefonava. Eppure sembrava preso da lei, si era perfino
fatto segnare il numero di Emma sulla custodia dei Persol, e con il pennarello indelebile,
per giunta!
Emma ricordava perfettamente. Lei si stava avvicinando alla cassa, con la maglietta che
aveva deciso di acquistare e che continuava a rimirare. Era andata a sbattere contro quel
torace che si era girato di colpo per permettere al suo proprietario di recuperare il dimenticato
sul banco del negozio. Si era ritrovata contro quell’uomo, con la maglietta stesa sul volto che,
come un sipario, si era abbassata lentamente rivelando a lei il volto di Lui e a Lui il volto
di lei. La maglietta era rimasta tra di loro a lungo, sospesa dai loro corpi che non volevano
staccarsi.
Emma ritornò al negozio dove tutto era cominciato. Riconobbe la commessa che era stata la
divertita testimone del suo scontro con Lui, e anche lei la riconobbe.
“Il tuo amico non è più tornato…”
Non aveva dubbi, accidenti.
La commessa le allungò qualcosa. “Posso darli a te?”
Emma la guardò incuriosita e subito riconobbe i Persol, con la custodia sulla quale risaltava
il numero che lei stessa aveva segnato. Sembrava ancora più marcato.
Lo osservò a lungo, cancellando tutto quanto ci stava attorno.
Bello e impossibile.
E sbadato come lei, per giunta.
Proprio l’uomo della sua vita.