SMARRIMENTI DEL CUORE
di Sara Cespoli

"Emma era sempre stata una ragazza piuttosto distratta, ma non avrebbe mai creduto di riuscire a perdere l’amore della sua vita tre giorni dopo averlo trovato. Nemmeno con gli occhiali da sole le andava così male: gli unici che funzionavano davvero bene erano i Persol, ma nonostante quello sciagurato nome le duravano sempre almeno qualche mese."

Conobbe Luca fra l’aroma di caffè e il caos degli studenti nel bar della scuola. Cinque minuti furono sufficienti per accendere la scintilla. Luca era perfetto: preciso, posato, bello. Quello giusto. Si sarebbero visti più tardi al parco. Il tempo volò. Emma aveva in testa un film tutto suo, lo sguardo perso come tante altre cose nella vita. Era una sognatrice, Emma. Nei sogni non ci si smarrisce mai.
Luca l’aspettava all’entrata del parco. Parma non era mai stata così bella. Lui la raggiunse, si baciarono sulle guance. Camminarono e parlarono nell’aria autunnale.
Spesso, le catastrofi sono annunciate da episodi che ignoriamo. Il primo episodio fu aver perso le chiavi di casa. Davanti al portone, la ragazza si accorse del pasticcio. A casa non c’era nessuno, Luca aspettò con lei il ritorno della madre. Era tranquillo. ‘Capita’, disse. Sì, capita.
Il giorno dopo decisero di andare al cinema. Emma si fece bella, ma non trovò una maglia, né gli orecchini che le piacevano tanto. Poco male. Aveva altro da mettere.
Si trovarono all’entrata del multisala, fecero il biglietto, si fermarono a prendere un caffè.
“Come è andata con le chiavi?”, chiese Luca.
“Bene”, mentì Emma. Le chiavi non le aveva trovate, gliele aveva prestate la madre. Risero della sua sbadataggine. “Sei tenera”, le disse lui.
Giunse l’ora del film. Il secondo episodio colpì Emma a tradimento: non trovava il suo biglietto. Dovettero rifarlo, Luca fu così gentile da pagarlo, ma persero l’inizio del film. Nel buio della sala, Emma tremava. Poi la mano di lui prese la sua, e si calmò. Non si parlarono molto al ritorno. Erano a piedi, il cinema era vicino. Indugiarono davanti a casa di lei.
“Sono stato bene”, sussurrò Luca. Emma non colse la sua esitazione. Si avvicinò e lo baciò sulle labbra. “Sono stata bene”, rispose con le sue stesse parole.
Il giorno seguente, il terzo dal loro incontro, pioveva. Luca andò a prendere Emma con l’auto. Il pub in cui entrarono era strapieno. Ordinarono una birra in piedi, ma era difficile parlare, troppo rumore, troppe facce. “Ce ne andiamo?”, urlò Luca. Emma annuì. “Offro io”, aggiunse. Ma la ricerca del portafogli si rivelò inutile. Doveva averlo lasciato a casa.
“Fa niente”, sospirò Luca. Uscirono dal pub. Emma, mogia, si lasciò riaccompagnare silenziosamente a casa.
“Le chiavi?”, chiese lui, ironico. Lei annuì. Si baciarono, Emma uscì dall’auto. Nel buio, una ragazza la raggiunse. “Aspetta, Emma! Ho io le chiavi!”, disse. Emma salutò la sorella. Si avviarono a casa salutando con un cenno identico Luca, che le fissava stupito.
“ Chi era?”, domandò la sorella di Emma. “Ci esci insieme?” “Sì”. Il tono di Emma non celava l’ansia. Temeva Eva. Era più bella. Luca l’aveva vista.
La mattina, Eva accompagnò Emma a scuola, tempestando la sorella di domande sul suo nuovo ragazzo.
Luca stava arrivando proprio in quel momento, ed Emma dovette presentargli Eva. Catastrofe. Un luccichio attraversò lo sguardo di lui nel vederla. Emma si sentì morire. Stava di nuovo perdendo qualcosa?
Emma e Eva erano gemelle. Spiccicate. Ma Eva non era disordinata. Aveva la testa sulle spalle, lei. E i suoi Persol, erano gli stessi da anni. E, Emma lo notava ora, aveva i suoi orecchini.
La sera prima le aveva restituito le sue chiavi.
Li lasciò lì, Eva e Luca. Emma si voltò a testa bassa. Li aveva persi entrambi.
Mentre andava in classe, pensava che forse Luca non era l’amore della sua vita. Il dolore era meno acuto, così. Frugò nella borsa. Non trovò i Persol. Li aveva di nuovo persi. O li aveva sua sorella?
Forse, non era soltanto una disordinata cronica. Forse, aveva una sorella gemella stronza.