Il Rifugio degli Esordienti
Lettura Incrociata Agenda Esordiente Iniziative Interattive Soccorso Esordiente Mestiere Esordiente Vetrina Esordienti


 
Patti chiari...
...Editore onesto!
  di Fatima CARDOSO - Scrittrice Esordiente
NOTA DELLA REDAZIONE: Su richiesta di uno degli Editori oggetto di questa esperienza, il racconto dell'Autrice è stato integrato con il testo originale delle mail di risposta dell'Editore. Ricordandovi che questa sezione del nostro sito è aperta a tutti coloro che, assumendosene ogni responsabilità, decidano di rendere note le proprie esperienze senza che il Rifugio condivida necessariamente le considerazioni espresse negli articoli, speriamo che in questo modo ogni Visitatore possa farsi un'idea chiara della vicenda, e sappia trarre dalla lettura di questa pagina le proprie, personali considerazioni.
Buona Lettura!

 
Vi racconto le mie esperienze sperando possano mettere in guardia scrittori alle prime armi che, come me, sono alla ricerca di un Editore.
Non che io sia a priori contro la pubblicazione a pagamento, ma ritengo giusto che l'Editore definisca fin da subito la sua modalità di lavoro - il che capita di rado: spesso chi ha scritto finisce per imbattersi, senza accorgersene per tempo, nei cosiddetti "Editori a perdere" (con questo titolo esiste un libro molto illuminante, della Stampa Alternativa, che secondo me sarebbe utile leggere prima di iniziare a spedire i propri dattiloscritti). Se si è fortunati la proposta di stampa a pagamento viene offerta entro breve tempo dopo il ricevimento del nostro lavoro, risparmiandoci tempo, false speranze e qualche spesa, magari di viaggio, ma molto spesso non è così.
Essere inesperti non deve per forza significare essere ingenui: al contrario, bisogna imparare a saper riconoscere in tempo il gatto e la volpe di Collodiana memoria, ed è ora che questi sedicenti Editori vengano allo scoperto.
 
La mia prima spiacevole esperienza mi è capitata tempo fa. Avevo spedito un mio testo a qualche casa editrice trovata sul Rifugio. Ero stata attenta nel scegliere solo Editori senza contributo e che fossero in sintonia col mio testo. Un mese dopo ricevo una chiamata telefonica della segretaria di Greco&Greco che vuole parlare del mio libro. Mi fissano un appuntamento. Ero davvero raggiante (come solo chi ha già spedito il proprio testo può capire). Guardo di nuovo il sito della Casa Editrice: nessun indicazione che questo editore proponga pubblicazioni a pagamento. E così, giunge infine il giorno prestabilito per l'incontro. Mi metto in viaggio, e nel cuore... la felicità pura, ragazzi! Arrivo alla sede della Casa Editrice e alla fine mi siedo davanti a questo simpatico signore che è al telefono ma che poi mette giù e mi parla molto cordialmente. Che bello che è il mio libro e blà... blà... blà.... Prende il contratto di pubblicazione (ma come? Così in quattro e quattr'otto?) e comincia a leggerlo ad alta voce, punto per punto. Ed ecco che arriva alla clausola del contributo dell'autore.
Divento rossa di rabbia, e sento le guance bruciare. Ero cascata nella trappola... Con nonchalance lo lascio finire e quando tace rispondo che non sono interessata a sborsare. Lui abbassa la cifra (era partito da £ 2.500.000 comprese cento copie; la seconda proposta non l'ho nemmeno sentita, imbarazzata com'ero) ma io rifiuto ancora. Lui capisce che con sta perdendo tempo, dice che sono simpatica e altri blà... blà... blà... e mi congeda. Vado via delusa. Ho perso tutto il pomeriggio (abito lontano da Milano) per colpa di quel signore che ha approfittato della mia ingenuità. Lui ha perso del tempo... E io? Non ne ho perso anche di più per andare ad incontrarlo nel suo ufficio? Non poteva dirmelo da subito che si trattava di una pubblicazione col mio contributo? Se potessi tornare indietro nel tempo mi piacerebbe guardare il signor Greco negli occhi e mandarlo a quel paese, suggerendogli di rispettare un po' di più gli altri.
Ho scritto al Rifugio comunicando che Greco&Greco pubblicava a pagamento, e subito è stata segnalata la caratteristica sulla casella dell'Editore.
 
In seguito a questa esperienza ho aperto ulteriormente gli occhi: ora sono molto più cauta, ma nonostante tutto, poco tempo fa mi sono ancora imbattuta in una situazione sgradevole.
Ho trovato i libri della Robin Edizioni in vendita alla Feltrinelli e sono andata a controllare l'indirizzo della casa editrice su Internet, contenta di scoprire nel sito la collana di autori italiani esordienti. Il fatto che i libri della Robin fossero in vendita alla Feltrinelli mi ha dato fiducia, visto che non sono alla ricerca di editori a pagamento (altrimenti saprei esattamente chi contattare e non perderei tempo, fatica e denaro inviando i miei testi a parecchi Editori).
Ho deciso dunque di spedire alla Robin due dei miei dattiloscritti che sembravano essere in sintonia con la loro linea editoriale (n.d.r. Noi del Rifugio suggeriamo invece di sondare sempre prima l'interesse dell'editore con una lettera e la famosa sinossi...).
Un mese dopo ricevo una mail firmata da due signore (chissà perché due firme, poi...) dove mi dicono che dato che uno dei testi è piuttosto corto per farne un libro, e mi domandano se preferisco che leggano direttamente il secondo o se magari sono interessata - sempre se i testi dovessero passare il giudizio del Comitato di lettura - a fare un libro unico contenente tutti e due i testi.
 
Ecco il testo originale della mail in questione, fornitoci dall'Editore:
 
Gentile Signora Cardoso,
in questi giorni ci apprestavamo a leggere il manoscritto L'uomo si tolse gli occhiali da sole che ci ha inviato il 3 ottobre, e abbiamo ricevuto anche il manoscritto Fino all'inizio dei giorni.
Dato che il primo testo è piuttosto corto per farne un libro, preferisce che leggiamo direttamente il secondo o magari sarebbe interessata, sempre se i testi dovessero passare il giudizio del Comitato di lettura, a fare un libro solo contenenti tutti e due?
Cordiali saluti
 
Emilia Gut - Clara Piccinini

Sento odore di bruciato, anche perché i due testi sono sostanzialmente differenti e non credo che commercialmente sia una buona idea metterli insieme nello stesso libro... ( n.d.r. Ecco perché è sempre meglio contattare l'editore con una lettera, prima di spedire i testi allo sbaraglio!).
La mia risposta testuale è perciò la seguente:
Gentili Signore:
dalla vostra domanda deduco che pubblicate a pagamento; o mi sbaglio? Al fine di non farvi perdere tempo è meglio chiarire che non sono interessata alla pubblicazione con contributo.
Ma se così non fosse, la mia risposta alla vostra domanda è che, a mio parere, le due storie hanno generi così diversi che non sarebbe sensato metterli in un unico volume. E se "L'uomo si tolse gli occhiali da sole" è troppo breve, potete leggere direttamente "Fino all'inizio dei giorni".
Cordiali saluti
Fatima Cardoso

Quasi sicura che siano Editori a pagamento sono certa di non ricevere una loro risposta, ma ecco che... il giorno dopo ricevo una mail dal tono insolente dove le signore mi dicono che gli risulta misterioso come io abbia potuto dedurre dalla loro lettera quale modalità di pubblicazione loro avessero scelto per il mio libro. Ma non intendono svelare il mistero: mi lasceranno invece col mio dubbio sul tipo di pubblicazione che avevano intenzione di propormi, e per quest'anno saranno felici di leggere soltanto 398 dei 400 manoscritti ricevuti in valutazione.
Mi augurano buona fortuna altrove e mi ringraziano.
 
Ed ecco il testo originale anche della seconda risposta dell'Editore:
 
Gentile Signora Cardoso,
ci risulta misterioso come lei abbia potuto dedurre dalla nostra lettera che modalità di pubblicazione noi scegliamo. La lasceremo con il dubbio se lei si sbaglia o meno e per quest'anno saremo felici di leggere 400 manoscritti meno i suoi, cioè 398.
Buona fortuna altrove. Grazie
 
Emilia Gut - Clara Piccinini

 
Ho ritenuto opportuno rispondere alla loro mail, col mio seguente messaggio:
 

"La vostra risposta molto poco professionale e arrogante mi conferma che siete editori a pagamento.
Di misterioso la mia deduzione non ha niente, basta avere un po' di esperienza, la stessa che mi conferma che non solo prendete i soldi per pubblicare, ma che lo fate in modo subdolo e sleale. Di editori con contributo il mercato editoriale ne è pieno, e non vedo dove sia il problema, vista la elevata quantità di scrittori che altrimenti non riuscirebbero a stampare i propri libri (parlo delle case editrici bene intenzionate e trasparenti).
Mi sembrava inutile farvi perdere tempo con me, visto che non sono interessata a pagare per pubblicare. Ma da una gentilezza nei vostri confronti ho ottenuto soltanto una risposta insolente e cafona. Chi credete di essere? Considero la scrittura un'arte suprema, e vedere che certa gente si permette di denigrarla nel modo in cui lo fate voi mi sconcerta e mi provoca un profondo dispiacere.
Vi prego di non contattarmi più perché mi avete già offesa abbastanza, e se sono scesa al vostro livello è perché mi avete volutamente calpestata.
Fatima Cardoso
P.S. Ecco la conferma della mia deduzione:
http://www.ilcircolino.it/stampaalternativa/pagine
/libripuliti/robin_vascello.html

(n.d.r. Non sappiamo perché, ma il link citato dall'autrice non è più disponibile.)

 
Le signore hanno avuto il buon senso di non scrivermi più.
Nel link che ho inviato loro (che avevo trovato dopo una veloce ricerca sul web) un'autrice racconta la propria spiacevole esperienza di pubblicazione a pagamento, proprio con questa casa editrice. Andate a leggerla, perché è molto interessate.
Ecco, è tutto qui. Mi sono sentita davvero presa in giro, e ho pensato che raccontando queste mie esperienze potevo evitare a qualcuno di ripeterle.
Continuo a scrivere e a cercare fiduciosa un editore che non prenda in giro la gente, ma imparato che purtroppo il mercato editoriale è una giungla: bisogna farsi crescere gli artigli per potersi difendere.

 
NOTA DELLA REDAZIONE: Sempre su richiesta di una delle Case Editrici oggetto di questa esperienza, pubblichiamo in coda a questo racconto una mail del Direttrore Editoriale della Robin, dott. Claudio Maria Messina. Siamo sicuri che questo servirà a rendere ancora più chiari ai nostri Lettori i termini di questa vicenda.
Buona Lettura!

 
Spett. Redazione del Rifugio,
Apprezzo la rapidità e la disponibilità dimostrata nel volersi occupare raidamente di quanto da me segnalato.
Devo però insistere nelle mia richiesta di rimuovere questo racconto dalle vostre pagine, e vado a spiegarle il perché.
Non sono un gran frequentatore di Internet se non per le cose di stretto uso e consumo; pertanto non mi sarei mai accorto della cosiddetta “esperienza” apparsa sul suo sito se da più parti non mi fosse arrivata l’infastidita segnalazione della sua presenza.
E sono lieto di cogliere l’opportunità di farne un caso emblematico ed esprimerle il mio pensiero in proposito.
Internet non è un campo di battaglia aperto e senza esclusione di colpi. È un luogo comunque sottoposto a delle regole etiche di comportamento, peraltro sancite dal legislatore, oltre a quelle elementari della buona educazione. Ora, se qualcuno le viola aprendosi un sito ed insultando chi più ritiene opportuno e per ragioni tutte sue, ne assume la responsabilità e se del caso ne paga le conseguenze. Normalmente però la punizione consiste nel fatto che i suoi insulti non vengono letti da nessuno e comunque difficilmente arrivano a destinazione. In genere poi questi sono casi in cui basta una semplice risata a seppellirli.
Altra cosa è invece se qualcuno ha a disposizione un foro in cui – pur sotto il debole mantello dell’“assumendosene la responsabilità” – viene abilitato a tenere i comportamenti succitati e quindi ad infastidire apertamente e con successo il destinatario. La storia recente e la cronaca di questi giorni sono piene del concetto di responsabilità oggettiva.
E sarò ancora più chiaro. Se i redattori del suo sito, nel ricevere la corrispondenza della signora avessero avuto l’accortezza di contattare la mia redazione e chiedere la nostra versione dei fatti – ricorda i fondamentali del giornalismo: tesi, antitesi, sintesi? – lei avrebbe avuto modo di verificare subito che in quella che lei chiama “la vicenda” non c’è chi ha torto e chi ha ragione, semplicemente non c’è una vicenda.
La signora ci ha mandato un breve manoscritto e un mese dopo ne ha mandato un altro. Poiché io ho messo due regole ferree in questo settore - la prima è quella del first in first out, chi prima arriva prima viene letto, la seconda è che tutti devono avere una risposta entro sessanta giorni - in genere un mese dopo l’arrivo, il testo va in lettura. Le responsabili dell’area testi sono due e, tanto per ridicolizzare i buffi sospetti della signora, sono due perché non si mette in piedi un piano operativo di ottanta titoli l’anno tra italiani e stranieri e non si gestisce una unità lavorativa di dieci persone da soli. Per cui ho due responsabili del settore che per mia disposizione sono perfettamente intercambiabili. Anche perché non voglio che si creino rapporti personali e diretti tra autore, agente letterario o consorella straniera che sia, con una di loro; per cui nessuno, prima della felice o infelice conclusione saprà quale delle due ha seguito personalmente l’iter della pratica. Citerei Luigi XIV se aggiungessi che essendo casa mia ciò è “secondo il mio diritto e il mio piacere” ? Ma andiamo avanti: di fronte al fatto che il primo testo – quello che andava in lettura – era molto breve, e il secondo – quello arrivato in concomitanza – era appena arrivato e quindi non aveva diritto ad essere letto subito, le due signore hanno pensato bene di chiedere lumi all’autrice. Il testo della loro mail – che lei ha appena pubblicato – era pratico e garbato; la risposta la signora se la è autopubblicata e parla da sé. Quando si verificano casi di risposte scortesi e francamente un po’ isteriche è consuetudine che le due signore – magari semplicemente attraverso la loro segretaria di redazione – mi consultino sulla risposta da fornire e rileggendola oggi, a distanza di un anno quasi, darei molto per probabile che l’abbia scritta io. E sa perché? Perché mentre le due signore sono persone di affabile e squisita gentilezza, io proprio no.
Di fronte alla scomposta reazione della signora e alla gratuità dell’insolenza del tono mi è parso opportuno chiarirle bene il concetto: poiché nessuno le aveva chiesto niente, poiché nessuno aveva ancora neanche letto quello che ci aveva inviato, poiché nessuno quindi ci aveva neanche informato se era un testo pubblicabile o meno, se alla semplice richiesta di chiarimenti il tono era quello, grazie ma non avevamo nessun bisogno di un autore siffatto in scuderia.
Quindi, come vede, non c’è nessuna vicenda. La signora non ha fatto nessuna “esperienza” e confermo quindi di ritenere molto utile, soprattutto per la qualità dell’informazione fornita ai suoi lettori che questa venga cancellata dal sito. Oltre ovviamente alle ragioni di ordine etico e legale di cui abbiamo parlato dianzi. Il fatto che non sia mai avvenuto prima conferma solo la necessità che ci sia una prima volta. Ce n’è sempre una.
Mi è parso utile fornirle questi chiarimenti – grazie anche al fatto che per fortuna noi conserviamo traccia di tutto quello che entra ed esce da questa redazione – proprio per consentirle di valutare non come una diminutio la mia richiesta ma come un atto di semplice cortesia verso i suoi lettori.
Naturalmente la autorizzo ad inserire questa mia sul sito per il tempo necessario a far divertire un po’ anche gli altri lettori, prima di procedere alla cancellazione del tutto.
Però vorrei approfittare della sua ospitalità per provare a chiarire alcuni concetti. Noi riceviamo – solo di proposte di inediti italiani – circa quattrocento manoscritti all’anno, a cui si devono aggiungere i testi in lingua che ci inviano gli agenti o le consorelle europee, specie francesi o spagnole. Le mie bistrattate signore leggono e parlano quattro lingue, oltre l’italiano, ma non potrebbero mai essere loro ad occuparsi della prima scrematura. Lo fa una piccola e selezionata schiera di lettori, adorabili stacanovisti dell’orrore, visto il livello della maggior parte dei testi, e io spendo 15.000 Euro l’anno per avere le loro schede, la loro eccitata segnalazione, il profumo del loro incomparabile fiuto. Poi le signore, io, la redazione, rileggiamo, verifichiamo gli scarti, scartiamo ancora, commettiamo errori clamorosi e a volte viviamo l’emozione di aver scelto il libro di successo, ma non pubblichiamo più di una trentina di testi italiani inediti l’anno, le Messaggerie non amano gli editori che pubblicano troppo e, nel caso, meglio che abbia un bel nome straniero: anglosassone? Perfetto! Per cui non mi turba affatto dire che ci è capitato spesso di aver bisogno di ricorrere all’aiuto dell’Autore. Piuttosto che scartare un testo che ai nostri occhi meritava due cose: essere pubblicato ed essere salvato da un editore a pagamento, abbiamo negoziato alcuni aspetti commerciali, diversi di volta in volta e singolarmente adattati alla circostanza. Non è né illegale né eticamente scorretto, questa è l’editoria, bellezza. Gridare allo scandalo, fingersi indignati è – cito un altro francese – peggio che un delitto, è un errore. Perché questa è la macchina che muove la ricerca e la ricerca la facciamo solo noi, piccoli o medi e poveri e con due marroni così.
Ma l’editoria a pagamento è un’altra cosa. È altrettanto legale ed eticamente corretta, se mantiene tutto quello che scrive nel contratto.
Ma non ha un progetto editoriale, non ha un piano operativo, non seleziona i testi e se è sana di mente non li legge neanche, li stampa e basta. Ed è per questo che non la si trova nell’Olimpo distributivo delle Messaggerie o nel Parnaso delle vetrine delle Feltrinelli come noi ci siamo guadagnati di essere e dove lei ci ha visto, gentile Signora Cardoso.
Ci sono quasi duecento contatti al giorno sul nostro sito; si faccia un giro e dia un’occhiata al nostro catalogo, poi capirà sia la nostra replica alla sua prima risposta sia il nostro disinteressato successivo silenzio.
Silenzio che avrebbe francamente giovato a tutti, visto le cose più serie che ci circondano e che anche personalmente siamo impegnati a fare.
Nel ringraziarvi ancora per l'ospitalità, e certo di poter contare sulla vostra correttezza, mi è gradito porgerle i miei più distinti saluti.
Claudio Maria Messina
Editore
Roma 25 7 2006

 
A questo punto, però, consentite anche a noi della Redazione di dire la nostra, non tanto su questa vicenda, ma sulle polemiche che dalla sua pubblicazione si sono generate, pubblicando la mail di risposta di Maurizio J. Bruno all'editore Messina.
 
Gentile Dottor Messina,
dopo aver letto la sua lunga mail, ancora non capisco perché questo articolo dovrebbe essere eliminato dal nostro sito: esso esprime con chiarezza e precisione (e questo, era vero anche prima che inserissimo il testo completo delle sue mail) quel che è avvenuto. Secondo lei non si tratta di una vicenda, e su questo si potrebbe anche discutere. Quanto meno è un episodio, un fatto, narrato con obiettività e precisione e che, proprio per questi motivi, rende giustizia alla verità.
Come lei stesso sostiene, dalle e-mail delle sue collaboratrici emerge soltanto la professionalità con la quale sua casa editrice si occupa del suo lavoro, e i nostri Lettori sono abbastanza svegli da vedere da soli dove sta la verità.
Di cosa stiamo parlando, allora? Nella sua mail parla di pagine che "insultano" qualcuno, invocando la responsabilità oggettiva del titolare del sito. Siamo pienamente d'accordo: ed è per questo che, sebbene sul nostro sito chiaramo che la responsabilità di quanto pubblicato resta dell'Autore, tutti gli articoli prima di essere pubblicati sono comunque accuratamente editati e, quando vengono messi on-line sono privi di insulti o di frasi che possano mancare di rispetto a qualcuno. Come è giusto che sia, si limitano ad esprimere civilmente l'opinione dell'Autore.
Nella fattispecie di questo racconto, l'autrice esprime un'opinione che è in disaccordo con la sua e, forse, anche con la mia. Benissimo: finché lo fa con toni civili e a patto di pubblicare anche il parere della controparte non c'è nulla di male nell'esprimere un'opinione, e tantomeno di illegale!
Nella stesura del testo del racconto, avevamo già cercato di raccontare con chiarezza l'accaduto, citando il contenuto delle sue e-mail, senza però pubblicarne il testo perché non ne avevamo l'autorizzazione, e aggiungendo le nostre note di redazione in rosso; adesso che c'è anche il testo integrale delle sue e-mail, non v'è dubbio che la nostra pagina faccia la luce più ampia possibile su questo episodio, dando a Cesare quel che è di Cesare.
In ogni caso, se lei o l'autrice avrete ancora qualcosa da aggiungere, lo spazio sul nostro sito non manca!
Il testo resterà duque on-line, e sono convinto che nel tempo questa pagina saprà fare giustizia dell'accaduto, gettando in modo corretto luci ed ombre sui protagonisti.
 
Con stima.
MJB

 


Gli autori dei racconti della sezione "Esperienze" del Rifugio si assumono tutte le responsabilità per i contenuti delle loro storie. Il Rifugio, comunque, non avendo alcun motivo per dubitare della veridicità di queste vicende, offre tutta la sua solidarietà alle vittime di queste avventure, ed è orgoglioso di poter pubblicare sulle proprie pagine queste preziose testimonianze.
Torna all'indice di Esperienze